Manifesto

MANIFESTO

 

All acts of creation are a form of play – the transforming of matter into different patterns and forms – and I always try to remember to have that attitude towards my work. Even the specialised techniques that I use came from playful experimentation, testing the limits and resistances of my tools and materials to find out what worked and what didn’t.

One of the most important things seems to be to be willing to take risks – even simply for the sake of taking them. There is something enlivening about expanding our definition of ourselves or our endeavours, and taking a risk does exactly that. I have also learned to welcome the inevitable ‘mistakes’ which, when approached creatively, can often represent important turning points in the evolution of the work.

Through the act of painting, I’m attempting to bridge the gap between the conscious and unconscious aspects of my being. A dynamic interaction with my tools and materials distracts me from my conscious thought processes. And in that ‘thoughtless’ state of mind there seems to be a more direct connection to the fundamental nature of my existence. And when I’m able to establish that connection, I believe that it is possible for the artwork in progress to be imbued with a sense of my ‘humanness’.

It’s a bit like when we dream. Our subconscious mind takes elements from whatever has happened during the day and transforms them into the symbolism of our own personal mythology. Those acts of unconscious creation tend to exhibit what mathematicians call ‘elegance’: pure and unencumbered economy of statement that can result in new insights – insights with a purity which in science is called fact; in philosophy, truth. And in the arts… beauty.

I am fascinated, basically, by my strongly-held belief that the most fundamental – let’s say the ‘spiritual’ – aspects of one’s being can be manifest through the seeming accidents of one’s creative gestures.

When we are able to achieve that, the artwork is imbued with a mysterious yet tangible sense of our shared collective human experience.

 

Tutti gli atti creativi sono una forma di gioco- la trasformazione della materia in diversi modelli e forme- e cerco sempre di avere questo atteggiamento nel mio lavoro.
Anche le tecniche che uso nel mio lavoro sono venute dalla sperimentazione giocosa,
testando il limite e la resistenza dei miei mezzi e materiali per capire cosa possa funzionare e cosa no.

Una delle cose più importanti sembra essere quella di correre dei rischi anche solo per il gusto di farlo.
C’è qualcosa di vivificante nell’espandere la nostra definizione di noi stessi o dei nostri sforzi e prendere dei rischi ci porta esattamente a questo.
Ho anche imparato ad accettare gli inevitabili “errori” che, approcciati in maniera creativa, possono rappresentare dei punti di svolta nell’evoluzione del lavoro.

Attraverso l’atto del dipingere tento di colmare il divario tra il conscio e l’inconscio del mio essere. L’interazione dinamica con i miei attrezzi e materiali mi distoglie dai processi del mio pensiero cosciente e in questa “assenza di pensiero” sembra esserci una diretta connessione con la natura fondamentale della mia esistenza. E quando arrivo a stabilire questa connessione credo sia possibile alla mia “umanità”essere intersecata all’opera d’arte in corso.

E’ un po’ il processo del sogno. Il nostro subconscio prende elementi del vissuto del giorno e lo trasforma in forma simbolica attraverso la nostra personale mitologia.
Tali atti di creazione incosciente tendono a mostrare ciò che i matematici chiamano ”eleganza”: pura e libera asserzione che può provocare nuove intuizioni- intuizioni con una “purezza” che nella scienza è chiamata dato concreto, in filosofia verità. E in arte …bellezza.

In fondo sono affascinato dalla mia decisa convinzione che il fondamentale- diciamo “spirituale” – aspetto del Se può essere manifestato attraverso l’apparente incidente del proprio gesto creativo.

Quando arriviamo a raggiungere questo momento, l’opera d’arte è intrisa di un misterioso quanto tangibile senso della nostra esperienza umana collettiva condivisa.

(Translation: Paolo Tartarini)

 

Menu Title